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vedere una fata

Come vedere una fata?

Peter Pan nei giardini di Kensington Book Cover Peter Pan nei giardini di Kensington
James Matthiew Barrie
Feltrinelli

Avete mai provato a cercare una fata in un prato? Difficile, quasi impossibile. Si dice che i classici aiutano a capire il mondo. Di certo questo classico della letteratura per ragazzi, ci aiuta scorgere le cose piccole della vita di ogni giorno ... piccole come le fate.

"E’ incredibilmente difficile riuscire ad ottenere informazioni sulle fate, e l’unica cosa certa, o quasi, è che ci sono fate ovunque ci siano bambini".

 

Nel post della Strega Rossella

http://genitorilettori.it/2014/10/strega-rossella.html

Avevo scritto che a volte la differenza tra una strega e una fata e molto sottile. Già ma allora come distinguerle?

Ho pensato di rivolgermi a due grandi esperti.

Nel post precedente:
http://genitorilettori.it/2014/10/come-riconoscere-strega.html
abbiamo chiesto ad un famoso esperto di streghe come si riconosce una strega (e per chi a voglia di leggere tutto il libro come ci si può difendere)

Ora ci rivolgiamo ad un altro grande esperto … ma questa volta di fate, per sapere se e come è possibile vedere una fata.

Il libro è “Peter Pan nei giardini di Kensington” di James Matthew  Barrie

Ci ha risposto così:

” E’ incredibilmente difficile riuscire ad ottenere informazioni sulle fate, e l’unica cosa certa, o quasi, è che ci sono fate ovunque ci siano bambini. Tempo fa ai bambini era vietato l’ingresso ai Giardini, e a quel tempo non c’erano neppure le fate. Poi i bambini furono ammessi e le fate arrivarono a torme quella sera stessa. Non possono fare a meno di seguire i bambini, ma è raro che le si veda, in parte perché durante il giorno vivono oltre i recinti dove agli uomini è proibito andare e in parte perché sono molto furbe. Non lo sono per niente dopo l’Ora di Chiusura, ma fino ad allora…Se solo sapeste!

Quando eravate uccelli conoscevate bene le fate; durante la prima infanzia ricordate molte cose sul loro conto, ed è un gran peccato che non sappiate scrivere, perché, poco alla volta, dimenticate tutto. Ho sentito con le mie orecchie ragazzi affermare di non aver mai visto una fata in tutta la loro vita. Molto probabilmente se lo dicessero nei giardini di Kensington, si troverebbero a dirlo fissandone una. Il motivo dell’inganno sta nel fatto che le fate fingono di essere altre cose. Questo è uno dei loro trucchi migliori.Di solito fingono di essere un fiore, perché la corte si riunisce nella Valle delle Fate, dove ci sono un’infinità di fiori, e lungo la Passeggiata Piccola, perché qui un fiore è la cosa che attrae meno l’attenzione. Si vestono esattamente come un fiore, e cambiano con l’alternarsi delle stagioni, vestendosi di bianco quando sbocciano i gigli, di blu quando è tempo di giacinti, e così via. Amano la stagione del croco e del giacinto perché hanno un debole per i colori, ma i tulipani (tranne quelli bianchi, che utilizzano come culle) li ritengono di cattivo gusto, e spesso rimandano per giorni il momento in cui devono vestirsi da tulipani. Quindi, il periodo migliore per sorprenderle è durante la loro fioritura. Quando pensano che sei distratto zampettano allegre, ma quando le guardi e credono che non ci sia il tempo per nascondersi, si fermano di colpo e fingono di essere un fiore. Poi, dopo che siete passati senza averle riconosciute, corrono a casa e raccontano alle loro mamme l’avventura che hanno passato. La Valle delle Fate, ricordate, è coperta d’edera (dalla quale le fate estraggono l’olio di ricino), da cui spuntano qua e là, i fiori. La maggior parte di essi sono realmente fiori, altri invece sono fate. Non puoi mai essere sicuro, ma un buon trucco consiste nel camminare guardando da una parte e poi girarsi di scatto. Un altro buon trucco, che a volte David e io mettiamo in pratica, è fermarsi a fissarle. Dopo un po’, non possono fare a meno di battere le palpebre, e in quel momento si è certi di vedere una fata.

Per quanto riguarda le loro case, è inutile cercarle, perché sono l’esatto opposto delle nostre, che si possono vedere di giorno e di notte. Ebbene, le loro case si riescono a scorgere quando fa buio, ma non di giorno, perché hanno il colore della notte e, sino ad oggi, non ho mai sentito parlare di qualcuno che sia riuscito a vedere la notte durante il giorno. Questo non vuol dire che sono nere, perché la notte, al pari del giorno, ha i suoi colori, persino più brillanti. L’azzurro, il rosso e il verde delle fate sono simili ai nostri, ma con una luce che illumina da di dietro.

Una delle grandi differenza tra gli umani e le fate sta nel fatto che queste ultime non fanno mai nulla di utile. Quando il primo bambino rise per la prima volta, la sua risata si sbriciolò in migliaia di frammenti che si sparpagliarono qua e là. Fu così che nacquero le fate. Sembrano sempre affacendate, come se non avessero un attimo per riposarsi, ma se chiedete loro cos’è che stanno facendo, non ve lo saprebbero dire. Sono terribilmente ignoranti, e quello che fanno è solo apparenza. Hanno un postino, che però arriva solo a Natale con la sua cassettina, e benché abbiano delle scuole discrete, non vi insegnano nulla. Inoltre, poiché la bambina più piccola è la persona più importante, viene scelta sempre come direttrice, e una volta terminato l’appello, i bambini escono a passeggiare e non fanno più ritorno. E’ di particolare rilievo il fatto che nelle famiglie di fate il più piccolo è sempre la persona più importante, e di solito diventa un principe o una principessa. I bambini lo sanno bene e credono e pensano che lo stesso debba accadere anche tra gli umani, ed è per questo che spesso si agitano quando vedono la madre che prepara in gran segreto un nuovo corredo per la culla. Avrete probabilmente notato che la vostra sorellina fa tutte quelle cose che la madre e la tata non vogliono che faccia: alzarsi quando è il momento di stare seduti e sedersi quando è il momento di stare in piedi, per esempio, o svegliarsi quando invece dovrebbe dormire, o strisciare sul pavimento, con indosso il suo vestitino migliore e così via. Forse penserete che sono solo capricci, ma non è così. Sta semplicemente ripetendo quello che ha visto fare alle fate. Durante le prime settimane di vita, imita le loro abitudini e le ci vogliono circa due anni per adeguarsi ai comportamenti degli esseri umani. I suoi scoppi d’ira, così orribili avvedersi, non hanno nulla a che fare con la dentizione, a cui sono generalmente attribuiti. La piccola è invece esasperata perché non la comprendiamo, benché parli un linguaggio intelligibile. E’ la lingua delle fate.

Le fate sono mirabili danzatrici, ecco perché una delle prime cose che fa un bambino è quella di farvi segno di danzare con lui, e quando lo fate comincia a strillare di gioia. Le fate tengono i loro grandiosi balli all’aria aperta, in quelli che vengono chiamati Cerchi delle Fate. Dopo, per settimane, è possibile vedere i cerchi impressi sull’erba. Non ci sono quando cominciano, ma si formano quando le fate ballano in tondo. A volte capita di vedere dei funghi all’interno del cerchio; in realtà sono le sedie delle fate che la servitù ha dimenticato di spostare. Le sedie e i cerchi sono gli unici segni che queste piccole creature si lasciano dietro, e farebbero sparire anche questi se non amassero così tanto muovere i piedi fino all’istante prima dell’Apertura dei Cancelli”.

Ora sapete come cercarle e come vederle, cogliendole all’improvviso.
Già ma come farsele amiche?
Forse è meglio leggere tutto il libro.

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Tre streghe

Tre streghe
Grégoire Solotareff
Babalibri

Chi sono le tre S? Scoliosi, Scheletrica e Scoria, tre streghe senza sorriso. Emarginate, isolate, arcigne, orride: le hanno tutte. Incutono terrore alla comunità, rapiscono due bambini tanto per non smentirsi. Ma presto le cose si rovesciano: agli occhi infantili appaiono buffe, tristi, infelici, persino tenere. E che sorpresa per loro essere contagiate dal riso dei ragazzi. L’allegria le trasforma in tre S con il sorriso.

Chi sono le tre S? Scoliosi, Scheletrica e Scoria, tre streghe senza sorriso. Emarginate, isolate, arcigne, orride: le hanno tutte. Incutono terrore alla comunità, rapiscono due bambini tanto per non smentirsi. Ma presto le cose si rovesciano: agli occhi infantili appaiono buffe, tristi, infelici, persino tenere. E che sorpresa per loro essere contagiate dal riso dei ragazzi. L’allegria le trasforma in tre S con il sorriso.

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La maschera

La maschera Book Cover La maschera
Grégoire Solotareff
Babalibri

"C'era una volta un lupo che abitava in cima a una collina. Non era né piccolo né particolarmente grande, ma questo non gli impediva di essere cattivo. E così, una sera, mangiò un bambino.. e mangiò una bambina." Ma il lupo fa un errore fatale e inghiotte i due bimbi tutti interi, senza masticare....

“C’era una volta un lupo che abitava in cima a una collina. Non era né piccolo né particolarmente grande, ma questo non gli impediva di essere cattivo. E così, una sera, mangiò un bambino.. e mangiò una bambina.” Ma il lupo fa un errore fatale e inghiotte i due bimbi tutti interi, senza masticare….

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L’orco che mangiava i bambini

L'orco che mangiava i bambini Book Cover L'orco che mangiava i bambini
Fausto Gilberti
Corraini

In questo libro, le esili figurine, marchio di fabbrica di questo autore, sono gli affilati protagonisti di una breve e divertente storia, dove la monocromia del nero è interrotta da qualche sfumatura di rosso, proprio come l'ironia e l'umorismo del racconto e delle illustrazioni cambiano il volto alla storia di un Orco tanto cattivo quanto buffo e impacciato, alle prese con una "dieta" che farebbe diventare sano ed equilibrato anche il più goloso dei bambini! Quindi, ingordi di tutto il mondo, occhi aperti e attenzione a quello che mangiate se non volete finire nella sua dispensa!

In questo libro, le esili figurine, marchio di fabbrica di questo autore, sono gli affilati protagonisti di una breve e divertente storia, dove la monocromia del nero è interrotta da qualche sfumatura di rosso, proprio come l’ironia e l’umorismo del racconto e delle illustrazioni cambiano il volto alla storia di un Orco tanto cattivo quanto buffo e impacciato, alle prese con una “dieta” che farebbe diventare sano ed equilibrato anche il più goloso dei bambini! Quindi, ingordi di tutto il mondo, occhi aperti e attenzione a quello che mangiate se non volete finire nella sua dispensa!

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Storie di Natale di Bruno Ferrero

25 storie di Natale più una Book Cover 25 storie di Natale più una
Bruno Ferrero
Elledici

Il diavoletto dispettoso, la rivolta degli alberi di Natale, il Messia, il vescovo Nicola, l’asino che partì per Betlemme, il figlio intelligente, l’oca del presepe, l’angelo Gabriele: sono solo alcuni dei personaggi e delle vicende che ci permettono di seguire la stella cometa in attesa del nostro Gesù. Ma perché gli alberi di Natale decidono di fare una rivolta? C’è una leggenda legata alla stella di Natale? E se Gesù nascesse oggi?

L’attesa del Natale scandita da 25+1 storie semplici e preziose di Bruno Ferrero come tante “perle di Natale” da appendere all’albero della nostra anima.
Sono storie di Natale che parlano di diavoletti dispettosi, antenne curiose e tenere, alberi di Natale rivoluzionari, Oche spennate, angeli creativi, balene da presepio e tanti altri personaggi.
Storie di Natale capaci di comunicare direttamente ai bambini il senso vero del Natale e i valori che esso trasmette. Senza tante spiegazioni e mediazioni.

Storie di natale capaci di parlare anche al cuore degli adulti che riescono a tenerle nel cuore per un po’,
in silenzio.

Riporto ciò che scrive Bruno Ferrero nell’ introduzione del libro:

“I racconti di Natale sono cominciati quando i cristiani hanno iniziato a raccontare la nascita di Gesù Bambino.Anche le storie di questo libro, una per ogni giorno a partire dal primo giorno di dicembre, servono per donare ai bambini, e a coloro che lo sono rimasti dentro, la gioia e  il mistero che circondano l’evento più grande e importante della Storia: la nascita di Gesù.Non hanno bisogno di spiegazioni: molte di esse meritano soltanto il silenzio e il rispetto del segreto che ciascuno degli ascoltatori sente dentro di sé. Tutte hanno bisogno di un narratore che dia loro un cuore e un senso che le faccia diventare espressione d’amore per Gesù e per tutti coloro che vogliono ancora meravigliarsi con la sua incantevole e straordinaria storia.”

Di tutte la mia preferita è di sicuro questa:

La scatola

Storie di Natale

La bambina stava preparando un suo pacco di Natale. Avvolgeva una scatola con costosissima carta dorata.
Impiegava una quantità sproporzionata di carta e fiocchi e nastro colorato.
“Cosa fai?” la rimproverò aspramente il padre. “Stai sprecando tutta la carta! Hai idea di quanto costa?”.La bambina con gli occhi pieni di lacrime si rifugiò in un angolo stringendo al cuore la sua scatola.La sera della vigilia di Natale, con i suoi passettini da uccellino, si avvicinò al papà ancora seduto a tavola e gli porse la scatola avvolta con la preziosa carta da regalo.“E per te, papi” mormorò.Il padre si intenerì. Forse era stato troppo duro. Dopo tutto quel dono era per lui. Sciolse lentamente il nastro, sgrovigliò con pazienza la carta dorata e aprì pian piano la scatola. Era vuota!La sorpresa sgradita riacutizzò la sua irritazione ed esplose:“E tu hai sprecato tutta questa carta e tutto questo nastro per avvolgere una scatola vuota!?”.Mentre le lacrime tornavano a far capolino nei suoi grandi occhi, la bambina disse: “Ma dentro ci ho messo un milione di bacini!”.Per questo, oggi c’è un uomo che in ufficio tiene sulla scrivania una scatola da scarpe.“Ma è vuota” dicono tutti. “No. è piena dell’amore della mia bambina” risponde lui.

A questo link si possono trovare tanti altri racconti di Bruno Ferrero:

Racconti Bruno Ferrero

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